I giocattoli sono da maschi o da femmine?

I giocattoli sono da maschi o da femmine?

Entrare in un negozio di giocattoli spesso significa attraversare una frontiera invisibile: da un lato bambole, principesse e cucine giocattolo, dall’altro supereroi, costruzioni e veicoli. Questa divisione non è naturale, ma costruita socialmente — e continua a trasmettere ai nostri figli l’idea che esistano giochi “da maschi” e giochi “da femmine”.

Ma cosa accade se un bambino vuole giocare con una bambola o una bambina è appassionata di robot? Secondo la pedagogia moderna, accade qualcosa di sano, utile e profondamente formativo.

I giocattoli non hanno genere, ma valori educativi

I giocattoli sono strumenti attraverso cui i bambini esplorano il mondo, imparano a relazionarsi, sviluppano abilità cognitive, sociali e motorie. Etichettare i giochi in base al genere non fa che limitare questa esplorazione.

Secondo la psicologa Joan Freeman, esperta in sviluppo infantile, “i bambini imparano attraverso il gioco ciò che è accettabile nella loro cultura. Se limitiamo le loro scelte, limitiamo anche il loro sviluppo”.
Un messaggio chiaro: impedire a un bambino di giocare liberamente perché “non è da maschio” o “non è da femmina” equivale a chiudere delle porte alla sua crescita.

Un’ampia ricerca dell’Università di Cambridge, in collaborazione con la Let Toys Be Toys Campaign, ha evidenziato che i bambini che hanno accesso a una gamma più ampia di giochi sviluppano una maggiore varietà di competenze, tra cui pensiero creativo, collaborazione, empatia e problem-solving.

Esempi reali dalla vita quotidiana

Spesso basta un piccolo episodio a farci riflettere. Mia figlia, a tre anni, era affascinata dai dinosauri. Leggeva libri illustrati, disegnava i suoi preferiti e conosceva i nomi scientifici meglio di molti adulti. Finché un giorno, durante una festa, un bambino le disse: “Ma i dinosauri sono da maschi!”. Bastò quella frase, detta con leggerezza, per spegnere temporaneamente una passione.
Abbiamo dovuto lavorare insieme per farle capire che il suo amore per i dinosauri era valido e bellissimo, a prescindere da ciò che dicevano gli altri.

Allo stesso modo, il figlio di una mia amica, di cinque anni, ama cucinare. La sua cucina giocattolo è il suo regno. Quando un compagno di scuola ha detto: “Ma tu giochi come una femmina”, è rimasto in silenzio. Fortunatamente, i suoi genitori hanno saputo rispondere: “Non gioca da femmina. Gioca da bambino curioso, e un giorno saprà cucinare meglio di noi”.

I benefici concreti del gioco libero

I vantaggi di un gioco libero, non vincolato dagli stereotipi di genere, sono confermati da decenni di studi pedagogici e psicologici. Eccone alcuni:

  • Sviluppo completo del cervello: le attività di costruzione, problem-solving, narrazione e gioco simbolico stimolano aree diverse del cervello, migliorando memoria, attenzione, immaginazione e linguaggio.

  • Maggiore empatia e intelligenza emotiva: giocare con le bambole, impersonare ruoli familiari o prendersi cura di un animale di peluche favorisce la capacità di comprendere le emozioni altrui e sviluppare la sensibilità.

  • Preparazione alla vita adulta: i giochi imitativi, come cucinare, pulire o accudire, non sono “da femmina” o “da maschio”, ma competenze essenziali per l’autonomia personale.

Come sottolinea Catherine Garvey, psicologa dell’educazione all’Università di Harvard, “il gioco non è solo divertimento, ma il linguaggio naturale del bambino. Attraverso di esso costruisce la sua identità, il suo modo di relazionarsi con gli altri e la sua visione del mondo”.

Il ruolo attivo di noi genitori

Come adulti, siamo i primi modelli e le prime guide dei nostri figli. Le scelte che facciamo — anche quelle piccole — hanno un grande impatto. Il nostro compito non è quello di decidere come i nostri figli devono giocare, ma offrire possibilità.

Cosa possiamo fare concretamente?

  • Proporre una varietà di giochi, senza etichette.

  • Non giudicare le scelte dei bambini (“sei un maschio, non dovresti giocare con quello!”).

  • Leggere insieme storie inclusive, dove i personaggi non seguono per forza i ruoli tradizionali.

  • Valorizzare l’unicità di ogni bambino, anche quando le sue passioni non coincidono con le aspettative della società.

Conclusione: crescere liberi, giocando

Lasciare che bambine e bambini giochino con tutti i tipi di giocattoli non è solo un gesto contro gli stereotipi: è un investimento sul futuro dei nostri figli. Significa crescere persone più sicure, curiose, empatiche e libere di esprimersi.

I giocattoli non sono semplici passatempi: sono strumenti potentissimi di apprendimento. Ogni volta che permettiamo a un bambino di scegliere cosa lo fa stare bene, stiamo coltivando un adulto capace di pensare con la propria testa.

E allora lasciamoli giocare. Con le bambole e con i robot. Con le cucine e con le astronavi. Perché crescere liberi comincia dal gioco — e ogni gioco vale.


Bibliografia

  1. Freeman, Joan (2001). Gifted Lives: What Happens When Gifted Children Grow Up. Routledge.

  2. Let Toys Be Toys Campaign (2017). Gender Stereotypes and Children’s Toy Preferences. Università di Cambridge.

  3. Garvey, Catherine (1990). Play. Harvard University Press.

  4. Blakemore, Judith E. Owen & Centers, Renee E. (2005). "Characteristics of Boys’ and Girls’ Toys." Sex Roles, Springer.

  5. Aina, Olaiya E. & Cameron, Petronella A. (2011). “Why Does Gender Matter? Counteracting Stereotypes with Young Children.” Dimensions of Early Childhood, Vol. 39(3).

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